Sunday, November 12, 2006

DONNE OMERICHE, NASCOSTE E FONDAMENTALI


Cristiana Teso V C

Il primo documento che descrive nei particolari le condizioni della vita della donna greca sono i poemi omerici. Le donne, ascoltando aedi e cantori, imparavano da quali comportamenti dovessero fuggire e a quali dovessero attenersi.

La società descritta nell’Iliade e nell’Odissea è lo specchio di quella greca antica, e la condizione femminile prospettata quella reale del tempo.

Le qualità che le donne dovevano avere erano tali da assicurare l' esclusione da qualsiasi tentativo di proiettarsi nel mondo esterno. In primo luogo una donna doveva essere bella; la bellezza è, infatti, la prima caratteristica su cui si sofferma costantemente Omero quando presenta un personaggio femminile.

Inoltre, la donna doveva curare il suo aspetto fisico e l’abbigliamento ed eccellere nei lavori domestici, obbedendo sempre al “comando dell’uomo”. La stessa Andromaca nell’Iliade, assieme ad Ettore simbolo della filia coniugale, rimane pur sempre una donna il cui posto è la casa, il cui lavoro è quello domestico, come lo stesso Ettore le ricorda nel momento della sua partenza per la guerra.

“Su, torna a casa, e pensa all’opere tue,

telaio e fuso; e alle ancelle comanda

di badare al lavoro; alla guerra penseran

gli uomini,

tutti e io sopra tutti, quanti nacquero a Ilio”(1)

Pudicizia, fedeltà, rispetto della divisione dei ruoli e obbedienza, sono le virtù richieste alla donna.

Per quanto riguarda il ruolo sociale della donna, la polis costruisce i meccanismi istituzionali che determinano la sua condizione. La donna non gode in genere dei diritti politici, come del resto presso nessuno dei popoli antichi.

La sua principale funzione è quella di generare figli e gestire l’oikos. Essa, tramite l’istituto del matrimonio, è oggetto di scambio tra il padre e il marito ai quali deve sottostare durante la sua vita.

In Omero, quindi, essa è posta sotto il constante controllo maschile, secondo i dispositivi previsti dal matrimonio.

Quest’ultimo poteva servire come legame tra famiglie potenti.

A seconda di considerazioni economiche, politiche e militari si decideva il luogo in cui la coppia si sarebbe stabilita.

Si delineavano, perciò, due modelli di matrimonio: patrilocale, secondo il quale il pretendente portava la sposa nella propria dimora, e matrilocale, che avveniva spesso per l’ambizione del marito ed ereditare il regno del padre della moglie.

Ciò consente di analizzare le ragioni e le funzioni dei matrimoni nell’epica omerica. Il matrimonio di Menelao ed Elena per esempio, era matrilocale poiché, secondo Omero, Menelao era un principe straniero ed Elena era la figlia di Tindaro, re di Sparta.

Per questo è facile pensare che la causa della guerra di Troia andasse ben oltre la gelosia di Menelao, ma si fondasse su cause economiche e politiche: perdendo Elena, gli avrebbe perso anche il trono.

Tra le funzioni dell’Iliade si è parlato, oltre a quella enciclopedica, della funzione educativa. Questa, infatti, fissa regole e norme di comportamento. Per quanto riguarda le donne, i modelli erano forniti dalle figure femminili presenti nel poema.

Una donna esemplare, come abbiamo già detto, doveva essere dedita alla casa, ai figli, al marito, doveva dedicarsi alla filatura e alla tessitura e curare il suo aspetto fisico. L’infedeltà era punita con il ripudio.

Per questo compaiono donne come Andromaca, moglie fedelissima di Ettore, ed Elena, figura ambigua e combattuta.

Andromaca è l’emblema della donna greca: cura il marito personalmente, preparandogli il bagno caldo e nutrendo i suoi cavalli, è fiera di lui, ama e si preoccupa del figlioletto Astianatte e si dedica alle faccende domestiche. In contrapposizione a questo modello così positivo, appare Elena, figlia del re di Sparta, che tradisce Menelao per fuggire a Troia con Paride. Questa, raffinata e profumata, è l’opposto di Andromaca: non si mescola alla gente della città e si dedica a tessere le vesti con le sue ancelle. Dalla chioma opulenta, dalle bianche braccia e dalle caviglie sottili, essa è candida.

La sua psicologia è complessa e ambigua: Elena si pente subito di aver seguito unicamente le sue passioni e vive nel rimorso di aver provocato una strage per un uomo che non ne era degno.

Il suo conflitto interiore senza pace impediscequasi di assegnarle una qualche colpevolezza, poiché la sua autocritica e il suo rimorso costituiscono già una condanna efficace.

Come sappiamo gli dei greci erano antropomorfi ed avevano vizi e virtù degli uomini terreni, intervenendo spesso nelle battaglie fra gli eroi e parteggiando per l’una o per l’altra parte.

Anche le dee, quindi, possono essere classificate tra le donne con la sola differenza che. oltre all'avvenenza naturale e all'immortalità, potevano lasciare l'Olimpo a loro piacimento ed intrattenere liberi rapporti col mondo divino e umano.

Così Afrodite costituisce un esempio negativo quando tradisce il compagno Efesto con Ares, dio della guerra, ed Era nel libro XVIII inganna Zeus seducendo con la cintura magica della dea dell’amore. Con questo rituale di seduzione Era riuscirà ad impedire al marito di difendere i Troiani.

Omero, inoltre, assegna alle donne un ruolo fondamentale: quello di portatrici di valori. Dalle loro parole traspaiono insegnamenti importanti e validi riguardanti gli affetti.

Compagne di eroi, esse impediscono, o cercarono di impedire, che il loro senso dell’onore e il loro “inseguire” l’ammirazione di tutti abbiamo il sopravvento sugli affetti e sulla loro stessa vita. Chiaro esempio di ciò è il brano sulla partenza di Ettore, quando Andromaca lo supplica di non abbandonare Troia, accusandolo di non preoccuparsi di lei e del figlio che presto sarebbero stati abbandonati da tutti, né di se stesso, poiché sarebbe stato certamente ucciso:

“Misero, il tuo coraggio t’ucciderà,

tu non hai compassione

dal figlio cosi piccino, di me, sciagurata,

che vedova presto sarò…”(2)

Come è facile evincere da questi versi, Andromaca predice la morte del marito che avverrà, di lì a poco, per mano di Achille sotto le mura di Troia.

Grazie all’intervento di Priamo, supplice nella tenda di Achille, la salma del marito potrà tornare a Troia dalle tre donne fondamentali nel poema e nella vita di Ettore: Andromaca, Elena ed Ecuba, la madre.

Queste sono le protagoniste degli ultimi versi dell’Iliade, caratterizzati dal dolore e dalla pietà.

Omero, infatti, ci descrive il rito funebre tipico per un eroe. Dopo aver posto il defunto su un letto forato, le tre donne intonano il lamento Questo ha la funzione di caratterizzare l’eroe e di fornire informazioni sui riti funebri.

Nel frattempo, Ettore non viene pianto come eroe valoroso, ma per il suo ruolo nella vita di ciascuna.

Così Andromaca lo piange, poiché non potrà difendere né lei né il figlio da un destino crudele e poiché non ha potuto avere da lui l'estremo congedo.

Ecuba lo ricorda come figlio ed eroe esemplare e caro agli dei.

Elena, infine, lo piange come uomo generoso e comprensivo che aveva saputo difenderla dalle parole e dai discorsi della gente in un paese straniero.

Questi versi delinearono, quindi, attraverso il ricordo ed il compianto, la figura di uomo coraggioso, ma, al contempo, amorevole e protettivo verso la sua famiglia. La scena delle esequie di Ettore assume il ruolo di epilogo delle vicende.

Dopo sentimenti d’ira e vendetta, la pietà ed il dolore prendono il sopravvento attraverso il pianto ed il ricordo di tre donne che, in un certo senso, vogliono rappresentare la vita e gli affetti di un grande eroe e uomo: Elena, il passato, Ecuba, il presente e Andromaca, il futuro, affinchè il suo ricordo possa sopravvivere in eterno.

BIBLIOGRAFIA:

-Iliade, Omero, trad. Rosa Calzecchi Onesti, Daniela Ciocca, Tina Ferri, Narrami o musa.

-S.B.Pomeroy, Dee, Prostitute, Mogli, Schiave (Donne in Atene e a Roma), Milano, 1997

-F. Codino, La nascita del sentimento privato, in Introduzione a Omero, Einaudi, 1965



(1) Iliade, Omero, trad. Rosa Calzecchi Onesti, libro VI, vv. 490-493

(2) Iliade, Omero, vv. 407-409

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